Incentivi e voucher regionali per le PMI - COVID19

Incentivi e voucher regionali per le PMI - COVID19

Il #COVID19 sta mettendo in discussione la totalità dell’economia italiana, colpendo di più, ovviamente, le piccole e medie imprese, le cosiddette PMI.
La chiusura forzata di attività e negozi è caduta come un fulmine a ciel sereno e sta imponendo un auto – isolamento che non solo impedisce di varcare la soglia di casa, ma di percepire il sostentamento per vivere e per pagare dipendenti, fornitori e tutti i propri collaboratori. Una situazione di emergenza e di crisi che coinvolge tutte quelle attività che non producono beni di prima necessità e che rientrano, ad esempio, nel settore siderurgico, meccanico ed elettronico, nel turismo e nella ristorazione. Il nostro bel Paese viene quindi colpito nella sua principale ricchezza, il terziario, sempre ricordando che anche le industrie in principio sono state chiuse a data da destinarsi. 

Con il nuovo decreto ministeriale, dal 4 Maggio sarà possibile entrare in una fase 2 di lenta e graduale ripartenza, ma i piccoli e medi imprenditori sono scoraggiati, con le mani nei capelli per aver perso mesi di profitto, tempo e denaro preziosi. Il segreto è quello di non perdere quell’entusiasmo che motiva ed alimenta le #PMI ad andare avanti anno dopo anno e ad affrontare le difficoltà quotidiane, con alcune strategie efficaci. Nell’articolo precedente abbiamo parlato di conversione al digitale e di alcune soluzioni di #webmarketing e comunicazione per riprendere in mano la propria attività e aumentare le vendite, grazie allo strumento di internet.
In questo articolo, invece, parleremo di fonti di finanziamento alternative per sollevare la propria azienda dalla crisi e realizzare una base da cui ripartire con fiducia ed ottimismo, attendendo le future disposizioni del Governo italiano e i mezzi di sostentamento approvati per le #PMI.

Cosa si intende per crowdfunding?

Una parola spesso difficile da scrivere per noi italiani, ma dal significato molto semplice e immediato: il termine unisce le due parole inglesi crowd e funding, in italiano folla e finanziamento. In poche parole, si tratta di un gruppo di persone che mettono in comune del denaro per pagare e sostenere in modo autonomo sforzi e risorse umane. Si tratta di una formula che trova ispirazione e motivazione dal basso, un micro-finanziamento che coinvolge persone e risorse materiali.
Il crowdfunding trova le proprie motivazioni storiche in una serie di autofinanziamenti a carattere umanitario, per il sostentamento delle opere pubbliche, oppure per beni artistici e di rilievo culturale. Sono tantissimi gli esempi di micro-finanziamento crowdfunding riscontrabili in epoca moderna, poiché trovano la base e un canale efficace sul mondo variegato del web: l’utente può dialogare con la folla, il crowd, e trovare le risorse necessarie grazie ad un’opera di persuasione e condivisione di intenti.
Si stima che in Europa nel 2013 si sia raccolto più di un miliardo di euro, solo mediante un’operazione di crowdfunding: tra i primi a lanciare questa iniziativa dal basso è doveroso citare l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama che pagò il denaro per la sua campagna elettorale con i fondi ceduti dai suoi stessi elettori (che erano i principali portatori di interesse).
In Francia, una grande operazione di crowdfunding è quella che interessa il museo del Louvre, nell’iniziativa Tous Mécenès (tutti committenti) che ha raccolto più di un milione di euro dalla web community per acquistare una collezione privata rinascimentale.
In Italia, invece, bisogna citare l’iniziativa di crowdfunding che è riuscita a collezionare un milione di euro da donare al Polo della Scienza della città di Napoli. Si narra che un esempio storico di autofinanziamento sia stato la raccolta fondi per la costruzione della Statua della Libertà: in sintesi, il crowdfunding è una procedura con cui è possibile dare vita a tanti progetti che altrimenti verrebbero inespressi, con il potere e le risorse della comunità.
Le tipologie sono tante, come le donazioni, i finanziamenti collettivi civici, per ricompensa, sotto forma di capitale a rischio, sotto forma di prestito e così via. Per risollevare le sorti di molte #PMI, un’idea potrebbe essere appunto questa forma alternativa di autofinanziamento che trova le proprie radici e la propria spinta dal basso.
Diventerebbe una probabilità di rinascita per quelle piccole e medie imprese degne di nota, ad esempio un’attività storica di una cittadina, un ente culturale, un museo o un’associazione benefica.
In un periodo di crisi ed emergenza, così traballante e privo di sicurezza come quello che stiamo vivendo, l’eventualità del crowdfunding è uno spiraglio di luce nel buio della tempesta.
Può interessare anche una bottega, un bar storico con valore affettivo per la comunità di quel contesto specifico, una fabbrica cara alla collettività e così via. Il potere dal basso può smuovere le montagne, come abbiamo visto in molte occasioni, anche in un momento di gravissima emergenza sanitaria e di ristagno economico come quello attuale.
Oltre alla collettività, il crowdfunding interessa anche i fondatori di una società, i membri di un’associazione e le persone giuridiche di un’impresa che mettono insieme i loro risparmi e i loro capitali.
La stessa cosa vale per una storica attività di famiglia, portata avanti dai sacrifici di parenti e amici che collaborano in crowdfunding.

Incentivi e voucher regionali

Mentre si attendono le disposizioni del Governo centrale, numerose regioni sono scese in campo per aiutare le #PMI a risollevarsi, con una serie di incentivi e voucher economici: tra queste è doveroso citare l’impegno delle province autonome di Trento e Bolzano, del Veneto, della Valle d’Aosta, del Piemonte e della Lombardia, dell’Emilia Romagna, della Toscana, della regione Lazio, fino ad arrivare all’Italia meridionale con la Puglia, la Calabria, e le isole della Sardegna e della Sicilia. Tutto il nostro Stivale, da Settentrione a Meridione, è impegnato nel rilancio delle piccole e medie imprese, con un interesse speciale verso le famiglie e i proprietari di partita IVA che con il loro entusiasmo mantengono attivo il nostro bel Paese.
Ma andiamo a scoprire quali sono queste iniziative, analizzando qualche proposta regionale in un viaggio tra Nord e Sud.

Trento e Bolzano: la provincia autonoma di Trento ha indetto la campagna ripresa Trentino con una serie di agevolazioni per le piccole e medie imprese che hanno subito un calo del 10% del fatturato a causa del corona-virus. Inoltre, Trento ha lanciato un’iniziativa di oltre 250 milioni di euro, in collaborazione con le banche locali, un Fondo Ripresa Trentino per promuovere la liquidità delle PMI.
La provincia di Bolzano contribuisce congelando mutui e appalti e stabilendo dei fondi per la promozione dell’artigianato e del turismo, con un’attenzione speciale rivolta alle famiglie e ai piccoli e medi imprenditori con partita IVA.

Veneto: la regione ha indetto un bando di 1,2 milioni di euro per sostenere le scuole a formazione professionale e la didattica online da casa. Da un punto di vista lavorativo, invece, è stato indotto il “nuovo accordo con le parti sociali per la cassa integrazione in deroga“: per partecipare è necessario mandare la propria domanda tramite il portale Click Lavoro Veneto.

Valle D’Aosta: la regione propone lo slittamento della tassa automobilistica e dell’IMU, finanziamenti a tasso agevolato per #PMI, abbattimento degli interessi sui finanziamenti di liquidità, una serie di indennizzi a scopo sociale per persone con gravi situazioni economiche e difficoltà nel pagamento dell’affitto. Inoltre è stato riformulato l’accordo per la cassa integrazione in deroga, rivolto a liberi professionisti come pescatori e agricoltori; rientrano anche le cosiddette società in house e le piccole e medie editorie e le testate di giornalismo on line.

Piemonte: la regione ha formulato una rimodulazione del Piano Competitività da 600 milioni di euro promosso prima della pandemia del corona-virus, precedentemente diluito in 2 anni e ora attuabile in tre mesi. Il Piemonte migliora il libero accesso al credito da parte delle #PMI, un fondo di sostentamento alle imprese e 4,5 milioni di euro dedicati a tutte quelle #aziende che trovano il loro sostentamento grazie allo #smartworking.

Lombardia: sono messi a disposizione fondi per lo #smartworking, la didattica on line, viene attivata la cassa integrazione in deroga e un sostegno alle imprese agricole di 4,5 milioni di euro.

Emilia Romagna: la regione ha stanziato un fondo di 5 milioni per lo sviluppo tecnologico a favore della ricerca e della lotta contro il #COVID19, più un fondo di liquidità per le famiglie in difficoltà. Viene promosso anche il campo per la cultura e per l’arte, per un recupero graduale del turismo e del terziario, tra cui la ristorazione e la salvaguardia del paesaggio naturale.

Toscana: anticipo della cassa integrazione a tasso zero da parte degli istituti bancari. Sono disponibili 450 milioni di euro a favore di tutte le imprese destabilizzate dalla pandemia del #COVID19.

Lazio: la regione stanzia più di 10 milioni a sostegno della cultura e dello spettacolo, per promuovere una tra le sorgenti fondamentali del territorio laziale e di Roma, la Caput Mundi della storia. Viene indetto anche un fondo per preservare il settore DOP del latte bovino e bufalino, oltre a 400 milioni di euro per le imprese, un fondo rotativo di piccolo credito e una serie di aiuti finanziari per il sostentamento delle #aziende che ricorrono allo #smartworking.

Puglia: la regione del tacco d’Italia ha stanziato 16 milioni di euro rivolti al welfare e allo #smartworking, più 450 milioni di euro dedicati alle imprese e la sospensione temporanea dei mutui fino a dicembre 2020.

Calabria: 5 milioni di euro dedicati all’istruzione e alle famiglie in difficoltà che non possono permettersi un computer per la didattica online; vengono stanziati 150 milioni di euro per sostenere le #PMI colpite dal corona-virus e una serie di finanziamenti regionali per l’artigianato e la ristorazione.

Sardegna: la regione provvede a rendere noti i termini per accedere alla cassa integrazione in deroga e sono in arrivo dei fondi per aiutare le piccole e medie imprese sarde.

Sicilia: l’isola contribuisce con un fondo per l’acquisto dei pc per studenti difficoltà economiche e con una moratoria sui mutui. Viene indetto, inoltre, un bando per gli aiuti economici da 1.200 a 1.800 euro per il pagamento dell’affitto da parte di famiglie in difficoltà: sarà possibile anche inviare la domanda per accedere alla cassa integrazione in deroga.

Credito di imposta

Un altro modo per trovare un finanziamento alternativo è quello di sfruttare al meglio il cosiddetto credito di imposta che altro non è che una somma di denaro che il contribuente vanta nei confronti dello Stato. In una situazione di crisi sanitaria, anzi, di pandemia a livello mondiale come quella che stiamo vivendo, è possibile ottenerla mediante la compilazione della dichiarazione dei redditi e ricevere questo rimborso tramite detrazioni fiscali, sempre nel rispetto della normativa vigente.

Ad esempio, la tassa sull’IMU è stata posticipata a data da destinarsi, in generale verso la fine del 2020, quando ci si augura di vivere un periodo economico più sereno e che l’emergenza #COVID19 si sia placata.
Come abbiamo visto poc’anzi, ogni regione italiana ha indetto delle speciali detrazioni fiscali, come ad esempio quella sul mutuo sulla prima casa e la possibilità di congelare gli affitti per le persone in difficoltà economica, in alcuni contesti precisi. 

Quali sono tutte le agevolazioni fiscali per le aziede durante il corona-virus

Secondo il provvedimento del Governo, ci sarà una sospensione temporanea dei versamenti al Fisco, uno stop al pagamento delle bollette della luce, dell’acqua e del gas e dei mutui. L’obiettivo è quello di dare una mano agli imprenditori delle piccole e medie imprese che sono stati irrimediabilmente colpiti dal corona virus. Sono tante le #PMI che hanno subito un grave danno dalla chiusura delle #aziende, soprattutto nelle zone rosse come il Veneto e la Lombardia.

Medie, piccole e micro imprese

Per avere un quadro più preciso di cosa stiamo parlando, è necessario fare una classificazione di cosa si intende per #PMI e M#PMI, cioè di piccole, medie e micro imprese. Andiamo a scoprire quali sono le cifre che distinguono le #aziende:

– medie imprese: fatturato tra i 50 milioni di euro;
– piccole imprese: fatturato tra i 10 milioni di euro;
– micro imprese: fatturato di circa 2 milioni di euro.

Sono tante le #PMI colpite dalla pandemia che possono avere un aiuto dallo Stato e dai finanziamenti regionali: l’Italia è un Paese che si fonda sull’industria, ma soprattutto sul turismo, sull’arte e sulla cultura, sulla moda e sullo spettacolo.
Con la chiusura obbligatoria delle #aziende, hanno chiuso i battenti tutte quelle imprese che non producono direttamente beni alimentari e di prima necessità.
Stiamo parlando di piccole, medie e micro imprese basate sull’abbigliamento, sulla vendita di gioielli e accessori, cosmetici e prodotti per la cura quotidiana.
Inoltre, hanno chiuso tutte le attrazioni del terziario che prevedono un assembramento e l’incontro delle persone, come bar, ristoranti, pizzerie, discoteche e locali trend alla moda, un settore predominante della cultura italiana e mediterranea.
Con l’impossibilità di muoversi hanno chiuso anche tutti gli enti preposti alla cultura come musei, gallerie d’arte e stadi per l’intrattenimento sportivo e musicale. Stop al campionato, ai concerti, ai palazzetti, a tutto ciò che fa collettività.

Il provvedimento del Consiglio dei Ministri

In attesa che venga varato in modalità ufficiale, il provvedimento prevede che riceveranno alcune importanti indennità tutti quegli imprenditori che hanno subito danni gravosi a causa della calamità naturale, com’è precedentemente accaduto nel caso del crollo del ponte Morandi a Genova e in occasione dei terremoti e delle catastrofi a livello sismico più recenti.
Inoltre, il Governo ha intenzione di coprire tutti i costi che dipendono l’erogazione dei questi benefici con gli scontrini per la Lotteria d’Italia: i primi 20 milioni di euro sono già stati stanziati.
Le #PMI potranno accedere ai fondi a loro dedicati e verranno fermati mutui e bollette energetiche, in collaborazione con l’Abi, l’associazione che comprende tutte le banche italiane.
A tutte queste agevolazioni, le #PMI e le micro imprese italiane possono vantare delle detrazioni in cassa integrazione, per i lavoratori che sono stati costretti ad auto-isolarsi e a rimanere a casa.

Un tesoretto di ben 22 miliardi di euro per l’Italia 

Pare che il nostro Stivale italiano abbia in dote una cospicua cifra di 11 miliardi di euro da usare per risollevare le sorti di un’economia fortemente danneggiata dal #COVID19. Si tratta di una cifra che proviene da alcuni fondi strutturali non spesi: la notizia è stata data da Ursula Von der Leyen, la presidente della commissione europea, in sede di bilanci economici. Il tecnico ha confermato che il nostro territorio nazionale avrebbe dovuto restituire 11 miliardi all’Europa, ma che l’intero ammontare sarà lasciato al nostro bel Paese per far fronte alla necessità incombente e per essere investito nel mercato del lavoro, come misura d’urto necessaria per far fronte alle difficoltà economiche.
Riguardo a questa tematica interviene l’analisi accurata della Federterziario, un’associazione che mette in comune imprenditori di medie e piccole imprese, M#PMI e figure professioniste che lavorano nel settore del terziario, come operatori di servizi, artigianato, agricoltura, commercio, industria, turismo, ristorazione e così via.
Ci si domanda come abbia fatto l’Italia a non utilizzare ben 11 miliardi di euro in fondi strutturali, risorse del tutto libere che provengono dal contributo all’Europa: non rientrano nella cosiddetta gestione del bilancio e non devono essere utilizzati a debito. In poche e semplici parole, non spenderli sarebbe davvero da stupidi! Secondo gli studi sempre della Federterziario, risultano altri 22 miliardi che l’Italia non ha speso, concretizzabili in fondi europei da utilizzare in tempi stretti per rimediare alla crisi economica in atto e risollevare #aziende e #PMI.

Il periodo della ricostruzione

Una volta che cesserà l’emergenza, sarà tempo di una ricostruzione rapida e approfondita, in modo da non abbandonare le industrie e le piccole e medie imprese. Vediamo nello specifico quali saranno gli step burocratici da affrontare e le fasi d’urto per risollevare il nostro bel Paese nel periodo post emergenza corona virus.

1) Come prima cosa bisognerà avvertire Bruxelles, sede del Parlamento Europeo, dicendo che l’Italia utilizzerà parte dei fondi europei per andare in soccorso alle #PMI in difficoltà con i cosiddetti aiuti statali. I fondi strutturali andranno a coprire le perdite causate dalla pandemia, grazie al rapporto “Coronavirus Response Investment Initiative” approvato in Parlamento qualche giorno fa.
La Danimarca ha già utilizzato i suoi fondi strutturali, ora è il nostro turno: dobbiamo essere rapidi e usare questo denaro in tempistiche veloci, in modo da risanare le problematiche sempre più urgenti. 

Infine dobbiamo distribuire i fondi in maniera equa ed equilibrata: finora, la maggior parte del denaro è stata utilizzata per il Sud Italia, ma è il Nord che ha subito i danni maggiori, basti pensare a Vo’ Euganeo da cui tutto è partito e si è diffuso il virus, la prima città a veder chiudere i battenti di attività commerciali, servizi, esercizi e industrie. Segue tutto il Veneto, la Lombardia e Milano, tra le prime zone rosse a rischio.
È fondamentale tenere conto di queso dato quando sarà tempo di ricostruzione. 

Quali settori saranno maggiormente interessati? Bisognerà specificare anche questo alla sede del Parlamento Europeo: oltre alle #PMI che hanno subito gravi danni, i fondi si rivolgeranno al campo dello spettacolo, dell’arte e del turismo, gravemente appesantiti dallo stop alle attività e alla normalità.

Sarà possibile risorgere da questa profonda crisi?

La risposta è sì, perché bisogna essere fiduciosi e mantenere un atteggiamento positivo. Il corona virus ha lasciato le piccole e medie imprese in uno stato di grave depressione, molti imprenditori non sanno più come sopravvivere, ma grazie agli sgravi fiscali e ai fondi regionali, e ad alcune strategie di #webmarketing, sarà possibile una lenta e graduale rinascita.
Stiamo entrando nella cosiddetta fase 2 di apertura e di ritorno alla normalità, ma di fatto ci troviamo davanti ad una sorta di ricostruzione post-bellica: sono mesi che industrie, #PMI, esercizi commerciali e turistici non vedono l’entrata di un reddito sufficiente ad una vita dignitosa, a pagare i fornitori e i collaboratori, a garantire il benessere economico. 

Sono troppe le famiglie che si trovano sull’orlo del precipizio e sul lastrico: ci vorrà pazienza ma con un piano di ricostruzione pertinente sarà possibile una lenta e graduale rinascita e si potrà ancora scorgere uno spiraglio di luce oltre al tunnel.